28/08/2009

Una foto dell'anima che lascia il corpo?

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Queste immagini sono state diramate dal Dr Kostantin Korotkov che, ha dichiarato lo scienziato russo, mostrano il momento in cui l'anima abbandona il corpo alla morte di un individuo. Si tratta di una foto in tecnica Kirlian, che Korotkov, direttore del Research Institute of Physical Culture di San Pietroburgo, riconosciuta autorità internazionale nelle foto con tecnica Kirlian, da lui perfezionata con tecnica GDV (gas-discharge visualization) ha applicato su una persona in punto di morte. L'alone azzurro nell'immagine a sinistra è il momento in cui, secondo lo scienziato, l'anima sta abbandonando il corpo che, una volta spirato il soggetto, diviene rosso. La tecnica GDV svipuppata da Korotkov permetterebbe di monitorare il progresso di trattamenti medici. Lo scienziato ha affermato che le immagini da lui ottenute dimostrerebbero che l'anima ritorna più volte nel corpo, specie nelle ore notturne e lo scienziato ascrive il fenomeno a energia non utilizzata che è contenuta nell'anima che oramai ha abbandonato il corpo ma si troverebbe in uno stato confusionale a causa del cambiamento di condizione.

02/08/2009

Una coppa col nome di Yavhè di 2000 anni fa

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Archeologi americani hanno trovato, a Gerusalemme, nei pressi della Porta di Zion, una coppa per  rituali risalente a 2000 anni fa. La coppa presenta delle iscrizioni in aramaico o in ebraico ed è unica nel suo genere, in quanto normalmente queste riportavano solo una linea di testo. La coppa ritrovata  ne presenta invece due. Shimon Gibson, archeologo dell'Università del Nord Carolina che guida gli scavi, ha confermato la straordinaria scoperta e ha annunciato che l'iscrizione è particolarmente difficile da tradurre, in quanto chi la realizzò la rese volontariamente criptica e dunque saranno necessari dai due ai sei mesi di studio per comprenderne il significato. Sinora è certo che contenga la parola YHWH, cioè il tetragrammaton di Yavhè, Dio, e dunque fu usata da un importante sacerdote.

30/06/2009

Aggiornamento sull'Arca dell'Alleanza

''Ho visto l'Arca dell'Alleanza ed è in buone condizioni''

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Il Patriarca della Chiesa ortodossa d'Etiopia Abuna Pauolos smentisce alcune affermazioni riportate dai mass media qualche giorno fa ma in sostanza conferma quanto aveva anticipato due giorni fa dall'ADNKRONOS. Lo fa in una conferenza stampa tenutasi all'Hotel Aldrovandi a Roma, cui ha partecipato anche il principe Makonnen Haile Selassie, nipote dell'imperatore. "L'ho vista con senso di umiltà, non con orgoglio, come quando si va in chiesa. E' la prima volta -ha proseguito il Patriarca Pauolos- che dico questo in una conferenza stampa. Ripeto l'Arca dell'Alleanza è in Etiopia e nessuno di noi sa per quanto tempo ancora. Solo Dio lo sa".

 

"Tutto quello che si trova nell'Arca -ha spiegato il Patriarca rispondendo alla curiosità dei cronisti- è descritto perfettamente nella Bibbia. Lo stato di conservazione è buono perché non è fatta da mano d'uomo, ma e' qualcosa che Dio ha benedetto". "Ci sono molti scritti e prove evidenti sulla presenza dell'Arca in Etiopia. Non c'è ragione perché qualcuno pretenda di affermare di avere qualcosa che non ha -ha precisato il Patriarca-. Non sono qui per dare delle prove che l'Arca sia in Etiopia, ma sono qui per dire quello che ho visto, quello che so e che posso testimoniare. Non ho detto che l'Arca sarà mostrata al mondo. E' un mistero, un oggetto di culto".

 

Il Patriarca Pauolos ha anche parlato della costruzione di un museo ad Axum, una struttura che dovrà accogliere e conservare i tesori costruiti per secoli e secoli ad Axum. Nel museo, finanziato dalla fondazione del principe e che dovrebbe essere costruito entro due anni, potrebbe essere collocata anche l'Arca dell'Alleanza, ma per questo ha spiegato Abuna Pauolos "c'e' bisogno di una decisione che spetta al Santo Sinodo, l'istanza suprema della Chiesa ortodossa etiope". Il patriarca Pauolos, presidente del G8 delle Religioni, ha preso parte dal 16 al 18 giugno al G8 delle religioni che si e' tenuto tra Roma e L'Aquila. Poi ieri il Patriarca e' stato invitato dalla comunita' di Sant'Egidio dove ha partecipato a una giornata di studio sulla storia religiosa d'Etiopia, e sempre ieri ha incotrato in Vaticano il Pontefice Benedetto XVI.

 

"Nell'incontro in Vaticano Benedetto XVI e il Patriarca hanno discusso di molte cose e sua Santità ha rivolto al Patriarca l'invito a tornare a ottobre", ha precisato il principe Makonne Haile Selassie.

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20/06/2009

Il Mondo Conoscerà l'Arca dell'Alleanza'

Fonte ADN Kronos - 17 giugno
ll Patriarca d'Etiopia: "Il mondo conoscerà l'Arca dell'Alleanza"

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Il Patriarca ortodosso, Abuna Pauolos vuole svelare il millenario segreto e in un'intervista esclusiva all'ADNKRONOS spiega: ''Sono maturi i tempi per dire la verità". Ad Axum sorgerà un museo per il simbolo sacro.

Lo ha detto in un'intervista video esclusiva all'ADNKRONOS, visibile sul sito Ign, testata on line del sito Adnkronos (www.adnkronos.com), il Patriarca della Chiesa ortodossa d'Etiopia Abuna Pauolos, in questi giorni in Italia per il 'G8 delle Religioni', e che domani incontrerà il Papa Benedetto XVI per la prima volta e al quale, "se lo chiederà - ha proseguito il Patriarca - racconterò tutta la situazione attuale dell'Arca dell'Alleanza".

"L'Arca dell'Alleanza - ribadisce Pauolos - si trova in Etiopia da molti secoli. Come patriarca l'ho vista con i miei occhi e soltanto poche persone molto qualificate hanno potuto fare altrettanto, finora". Secondo il patriarca è custodita in una chiesa, ma per difendere quella autentica, una copia del simbolo religioso e' stata collocata in ogni chiesa del Paese.

L'annuncio ufficiale che l'Etopia consegnerà al mondo le chiavi del segreto millenario dell'Arca, verrà dato venerdì prossimo nel corso di una conferenza stampa alle 14 all'Hotel Aldrovandi a Roma dallo stesso Patriarca ortodosso d'Etiopia, insieme al principe Aklile Berhan Makonnen Haile Selassie, e al duca Amedeo D'Aosta, che sarà a Roma già domani mattina.
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Il Patriarca della Chiesa ortodossa d'Etiopia Abuna Pauolos


Secondo alcuni studi l'Arca venne trafugata da Gerusalemme dal figlio di re Salomone e portata ad Axum, considerata la Gerusalemme d'Etiopia. E proprio ad Axum sorgerà il Museo chiamato a ospitare l'Arca, il cui progetto è stato finanziato dalla Fondazione del principe, erede designato al trono da Haile Selassie poco prima di morire, Crhijecllu, acronimo delle iniziali dei nomi dei figli del principe: Christian, Jessica, Clarissa, Lucrezia.

Qualche settimana fa aveva fatto il giro del mondo la notizia secondo la quale sarebbe stata vista da un giornalista l'Arca autentica in una chiesa etiope. E' stato allora che il Patriarca Pauolos ha maturato la decisione di "dire una volta per tutte al mondo la verita'" sulla cassa di legno e oro con le Tavole della Legge di Dio. Il Patriarca ha giudicato maturi i tempi per chiudere definitivamente il capitolo sul quale fino ad ora nessuno storico, nessun ricercatore, nessun 'Indiana Jones', era riuscito a scrivere la parola fine.

Il Patriarca dell'antichissima Chiesa ortodossa d'Etiopia ha voluto accanto a sé in questa avventura il nipote dell'ultimo Negus, capo di una famiglia importane, il cui ruolo è riconosciuto sia in Etiopia che all'estero. Il principe erede che due anni fa riuscì a rappacificare le fazioni musulmana e cristiana al centro in Etiopia di un duro contrasto.

E' iniziato così il conto alla rovescia per svelare finalmente il mistero della sacra Arca dell'Alleanza, capace, secondo la leggenda, di sprigionare lampi di luce divini e folgori in grado di incenerire chiunque ne fosse colpito, come del resto efficacemente descritto nel cult movie 'I predatori dell'Arca perduta'. Dalla finzione cinematografica si passerà ora alla realtà.

Venerdì prossimo la conferenza stampa con l'annuncio ufficiale, un evento che è stato possibile anche grazie alla collaborazione di Paolo Salerno, collaboratore del principe e del giornalista Antonio Parisi, che da qualche anno segue le vicende storiche delle famiglie reali e di quella Etiope in particolare, e naturalmente dell'Arca dell'Alleanza.

Ma cos'è l'Arca dell'Alleanza , uno dei più grandi misteri dell'antichità sul quale fantasia, leggenda e storia hanno continuato a intrecciarsi per secoli? L'Arca, nella tradizione ebraica, contiene le Tavole della legge, cioè i Dieci comandamenti; il manufatto, in legno d'acacia, fu costruita da Mosè. All'esterno aveva decorazioni in oro ed è stata a lungo conservata dal popolo ebraico: ha accompagnato le sue vicissitudini, le battaglie e le sconfitte, le peregrinazioni e le lotte contro i filistei ed è stata conservata in diversi luoghi finché il Re Davide non l'ha collocata nella Rocca di Gerusalemme.

Ma è Salomone, figlio e successore di Davide, a far sistemare l'Arca nel Tempio di Gerusalemme da lui stesso fatto costruire. Questa narrazione s'intreccia poi con eventi storici e altre tradizioni religiose e nazionali. Di fatto l'Arca dell'Alleanza scompare nel 586 a.C. con la conquista di Gerusalemme da parte dei Babilonesi e la conseguente distruzione del tempio di Gerusalemme.

Tuttavia della sua effettiva rovina non c'è testimonianza scritta; da allora l'Arca diventa simbolo eternamente cercato dagli uomini e rintracciato in varie parti del mondo, dall'Africa al Medio Oriente. La tradizione etiope colloca l'Arca nel regno di Axum, dopo che Salomone l'aveva donata al figlio della Regina di Saba, Menelik I. Qui, sarebbe rimasta nel corso dei secoli protetta dai monaci ortodossi nella citta' santa di Lalibela nei pressi di Axum, dove si troverebbe tuttora.

L'Arca, che non è visibile a nessuno tranne un monaco che la custodisce, viene preservata nel complesso della cattedrale di Santa Maria di Sion, e' dunque nascosta a tutti e viene portata in processione una volta all'anno ma avvolta in un panno.

L'Arca ha accesso la fantasia di archeologi, scrittori, gruppi religiosi, sette di ogni tipo. Nella tradizione infatti si afferma che emana un potere particolare ma anche che chi la tocca veniva fulminato. Un oggetto che data anche la sua collocazione - Il Tempio di Gerusalemme - è stato di volta in volta al centro di storie legate alla Massoneria o ai Templari. Tuttavia va ricordato che sono molte in Etiopia le chiese nelle quali e' conservata un'''arca'', così come diversi studiosi - muovendosi spesso al limite del mistero e della leggenda - la collocano in varie parti del mondo.

18/03/2009

Una nuova bomba sugli Esseni

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È in arrivo l'ultima bomba in fatto di Esseni e Qumran. La comunità di studiosi ufficiali e non li ha sempre considerati il prodotto della compilazione e studio degli Esseni Qumraniti, rifugiatisi nel deserto di Giudea nel I secolo, in quanto ripudianti la corruzione del tempio di Gerusalemme.

Ora una nuova teoria sembra voler ribaltare la storia. Rachel Elior, professoressa di filosofia presso l'Università Ebraica di Gerusalemme, afferma in un studio di prossima pubblicazione che non solo le 930 pergamene vennero scritte da sacerdoti ebrei che vivevano a Gerusalemme, ma che gli Esseni, come setta non sono mai esistiti.

Nel suo nuovo libro Memoria e Oblio, la professoressa Elior afferma che le pergamene furono scritte dai Sadducei, una classe di sacerdoti ebrei che risale ai tempi di re Salomone.Elior sostiene che l'analisi delle pergamene dimostra che gli autori impiegarono metodi e prassi dei Cohanim, o sacerdoti ebrei, discendenti di Zadok, il primo Gran Sacerdote di Gerusalemme dopo la conquista della città da parte degli Israeliti avvenuta secoli prima. La studiosa crede che i Sadducei portarono a Qumran i loro scritti nel II secolo avanti Cristo dopo che questo voltarono le spalle al tempio di Gerusalemme che accusavano di corruzione dopo la conquista dei greci seleucidi, discendenti di uno dei generali di Alessandro Grande, nel 175 a.C. per trasferirsi nel deserto.

 

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la Prof. Rachel Elior

«Credo che qualsiasi studioso serio non può non ammettere che la legge dei Rotoli è la stessa legge dei Sadducei», ha affermato la Elior, sottolineando che non vi sono registrazioni storiche, sia in ebraico o all'inizio della letteratura cristiana, che indichino che una grande setta di uomini celibi visse nella zona di Qumran per un lungo periodo di tempo. «Gll Esseni sono solo una invenzione letteraria di una società utopica che viveva in modo benevolo e casto». Secondo la Elior, la citazione dello storico giudeo-romano Giuseppe Flavio sugli Esseni è errata in quanto scrisse di loro solo qualche secolo dopo la loro origine.

La profesoressa ha inoltre aggiunto che, quando i testi furono rinvenuti nel 1947, la zona intorno a Gerusalemme era stata raggiunta dalla guerra che diede vita allo Stato ebraico, e che dunque la valutazione del loro contenuto fu frettolosa e tale è rimasta sino ad oggi. La nuova teoria ha suscitato polemiche negli ambienti accademici, e gli esperti l'hanno respinta con forza.

La respingiamo anche noi, a meno che non escano prove che dimostrano che gli esseni possono essere associabili ai Sadducei. Considerando che il nome Esseni è un nome designato da chi era esterno alla comunità e che questi invece si autodefinivano "Ebionim" (i Poveri) possiamo tranquillamente affermare che i Sadducei mai si sono definiti in tali termini. Inoltre il Zadoq di cui parlano gli Esseni non è il Gran Sacerdote Zadoq cui fa riferimento la storia giudaica e citato dalla Elior ma al Re GIUSTO il Melki-ZADOQ, entità metafisica che, considerata vero mediatore della Luce tra Dio e gli Uomini, si incarnava solo di volta in volta nel Meshia (il Messia) ogni fine giorno zodiacale, e che mai fu identificato con il Zadoq primo Sacerdote di Gerusalemme.

08/10/2008

La Coppa di Cristo il Mago?

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Il team di archeologi, guidati, dall'archeologo marino Frank Goddio, ha ritrovato presso l'antica Alessandria d'Egitto un vaso con un'enigmatica iscrizione in greco. Sulla coppa è scritto: DIA CHRESTOU OGOISTAIS a cui il team si riferisce quale, forse, il più antico riferimento a Gesù il Cristo e traducendolo come "Da Cristo il Mago" oppure "La Magia dal Cristo".

Potrebbe dunque essere stato scoperto il primo riferimento al Cristo quale Mago, un ruolo avanzato per primo dallo scomparso prof. Morton Smith (e di cui condivido il pensiero)?

Per quanto interessante, essendo la coppa datata tra il II sec a.C. e il I sec. d.C., la traduzione e il riferimento al Cristo potrebbero essere errati. E' infatti scritto CHRESTOU e non CHRISTOU. Inoltre, April DeConick, Professoressa di Studi Biblici presso la Rice University (USA) ha affermato che il nome CHRESTOU era un titolo che la setta gnostica dei Sethiani impiegava per un Arconte, ATHOTH , che significa "L'ECCELLENTE". «È stato trovato in diversi vangeli, compreso quello di Giuda», ha affermato. «Non so cosa significhi OGOISTAIS ma ci sto lavorando. In ogni caso non significa "IL MAGO". Potrebbe trattarsi di un vaso rituale appartenuto a degli gnostici Sethiani con un'invocazione ad ATHOTH e dunque nulla ha a che fare con Cristo. In ogni caso è una scoperta sensazionale essendo il primo vaso rituale appartenuto a questa setta gnostica ad essere ritrovato». Ha concluso la DeConick.

La seconda parte del testo iscritto, vale a dire OGOISTATIS è stato invece interpretato da Jared Callaway, Candidato al Dipartimento di Religione della Columbia University, come derivante dal sostantivo GOES oppure GOATES o GOETES e dunque potrebbe significare "INCANTATORE" oppure "LAMENTATORE".

Vi aggiornerò appena ci saranno delle novità al riguardo